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LUCRARE DE LICENTA ENGLEZA - ITALIANA - L’INFINITO NEL SISTEMA VERBALE ITALIANO, Modul infinitiv in cadrul sistemului verbal italian




UNIVERSITATEA DIN CRAIOVA

FACULTATEA DE LITERE

SECTIA ENGLEZA - ITALIANA

LUCRARE DE LICENTA




L’INFINITO NEL SISTEMA VERBALE ITALIANO

Modul infinitiv in cadrul sistemului verbal italian

PREMESSA

Il sistema verbale italiano e composto di sette modi verbali: i modi veri e propri che sono quelli cosiddeti finiti e sono quatro cioè: l’indicativo, il congiuntivo, il condizionale, l’imperativo (questi si coniugano variando le desinenze, permettendo di individuare le persone che fungono da soggetto), e poi i «modi verbali» chiamati arbitrariamente così (cfr. Serianni Luca, Grammatica italiana. Italiano comune e lingua litteraria, 1989, p. 383), che sono quelli conddeti modi indefiniti / infiniti cioe: l’infinito, il participio, il gerundio (questi non sono determinati rispetto a un soggeto e non contengono l’indicazione della persona).

Siccome in italiano l’infinito è molto usato, anche per „scappare” un po’ del congiuntivo, mi propongo in questa tesi di studiare dettagliatamente le situazioni nelle quali esso appare.

Per primo voglio definire l’infinito e poi voglio spiegare come si usa questo nelle diverse costruzioni e nelle diverse proposizioni indipendenti e anche in quelle implicite.

Il mio interresse è rivolto anche verso gli usi nominali e gli usi verbali dell’infinito.

Definizione e osservazioni sulle determinazioni di tempo

L’infinito è il modo indefinito che esprime l’idea del verbo senza determinazione di tempo, di numero, di persona (amare, leggere, partire, ecc.) ciòè esprime genericamente l’azione senza indicare chi la compie.

Questo modo ha due tempi: - uno semplice, il presente (andare, vedere, finire),

- uno composto, il passato essere andato, aver visto).

Il presente indica un rapporto di simultaneità (contemporaneità) o di posteriorità rispetto al tempo del verbo della reggente.

Desideravo parlarti.

Non verrà a stare con noi.

Dice (Diceva) di conoscerlo, (di volerlo conoscere).

Il passato è formato dall’infinito presente dell’ausiliare avere / essere ed il participio passato del verbo rispettivo (si fa l’accordo in genere e numero con il soggetto solo nel caso dell’ausiliare essere). Il passato indica un rapporto di anteriorità rispetto al tempo del verbo della reggente:

Mi preoccupa non averli visto. 

Dice (Diceva) di averlo conoscito.

Dicevano di essersi divertiti un mondo

Nella formazione dell’infinito passato, gli ausiliari essere ed avere possono perdere la vocale finale -e: aver sbagliato, aver lavorato, esser andato, esser stato.

Possiamo fare anche delle osservazioni sulle desinenze. In italiano ci sono quattro desinenze dell’infinito ben conservate dalle quattro forme latine. Le quattro desinenze sono: la desinenza -are, la desinenza -ēre, la desinenza -ĕre e la desinenza -ire. La più frequente è naturalmente -are, mentre -ēre è rimasta la meno frequente e meno vitale (cfr. Rohls Gerhard, Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti, II, 1966-1969, p. 359).

In funzione delle desinenze che il verbo ha all’infinito, i verbi, generalmente, si dividono in tre classe, dette coniugazioni:

- la prima coniugazione contiene i verbi che hanno la desinenza dell’infinito -are, con la vocale tematica -a- : parlare, cantare, amare, ecc.

- la seconda coniugazione contiene i verbi che hanno la desinenza dell’infinito -ere (con la -e tonica): cadére, pottére, sapére, volére, sedére, oppure -ĕre (con la -e atona), perdere, vincere, mordere, ridere, rispondere.

- la terza coniugazione contiene i verbi che hanno la desinenza dell’infinito -ire, con la vocale tematica -i-: dormire, finire, servire.

L’infinito risente anche delle caractteristiche del nome del quale può assumere le funzioni ciòè si usa:

- in funzione di verbo (l’argomento dei capitoli 4, 5, 6 e 7)

- in fuzione di nome (l’argomento dei capitoli 2 e 3)

2. Osservazioni sul soggetto dell’infinito

Il soggetto dell’infinito può andare:

a)     all’Acusativo se nella frase non si ha Complemento Oggetto o di Termine.

b)     all’Acusativo o Agentivo se c’è un Complemento di Termine, ma non un Complemento Oggetto espresso o sottinteso.

c)     al Dativo o Agentivo se c’è un Complemento Oggettto, espresso o sottinteso.

Il quadro che risulta dai dati per ciò che riguarda la realizzazione del soggetto dell’infinito corrisponde a quello noto, e il Soggetto dell’infinito può emergere come Accusativo, Dativo o Agentivo. Un aspetto della questione che ha sollevato, e tuttora solleva, grande interesse, è rappresentato dalle regole che governano la scelta tra Dativo e Agentivo per il Soggetto dell’infinito in frasi per le quali, almeno sul piano strettamente sintattico, sembrerebbe possibile «scegliere» tra i due: in frasi ciòè che presentano come caratteristiche sintattiche l’infinito transitivo o il Complemento Oggetto espresso. In questi casi il Dativo, dal punto di vista storico, rappresenta la realizzazione «normale» , non marcata, del Soggetto dell’infinito, è risulta notevole quindi che esso emerga in molti casi come Agentivo. Lepschy sostiene che la scelta tra Dativo e Agentivo si lega alla sintassi e alla semantica dei singoli verbi, e anche all’uso pragmatico, ciòè contestuale nelle varie circostanze: nelle frasi con da l’agentivo mette in luce l’oggetto dell’azione, e ciò indicherebbe qualche rapporto con il processo subito dall’oggetto stesso; nelle frasi con a invece viene messo in luce il Soggetto dell’azione. Marcantonio (1981) ha proposto alcune interessanti osservazioni sull’uso di Dativo e Agentivo per rappresentare il Soggetto dell’infinito:

a)     si ha l’Agentivo se il Complemento Oggetto de l’infinito è rapresentato da un essere animato, da un pronome o da un riflessivo:

Maria si è fatta pettinare dalla /*alla parrucchiera.

b)     si ha il Dativo con verbi come: nuocere, perdere, guadagnare, etc.:

Fu proprio il sindacato a far perdere il posto di lavoro agli/*dagli operai.

Si tende a avere il Dativo anche con i verbi esperenziali: conoscere, vedere, amare, sentire, etc.:

Ho fatto vedere il film ai/*dai ragazzi.

c)     con alcuni verbi il Soggetto dell’Infinito può emergere sia come Dativo sia come Agentivo:

Ho fatto comprare il giornale a/da Carlo.

Marcantonio sostiene che l’interpretazione del costrutto con a differisce da quello con da in quanto nel primo caso viene messo in evidenza l’autore dell’azione, mentre nel secondo caso viene sottolineata l’azione.

Il costrutto con da sembra preferibile quando si voglia sottolineare il risultato dell’azione, mentre quello con a può mettere in evidenza l’azione nel suo svolgimento oppure, molto più probabilmente, è neutro nei confonti dell’aspetto dell’azione:

Ho fatto fare il progetto da un architetto (quando si vuole alludere al progetto ormai finito).

Ho fatto fare il progetto a un architetto (quando il progetto è ancora in fase di stesura, o comuque non è definito).

3. Gli usi nominali dell’Infinito

L’Infinito si può usare come sostantivo e perciò può disimpegnare tutte le funzioni sintattiche del nome: fa, ciòè, da soggetto, da oggetto, da complemento, ecc.

È triste invecchiare nella solitudine (dove invecchiare fa da soggetto )

La vita non è soltanto mangiare e berre (dove mangiare e bere fanno da predicato nominale).

Sento suonare (dove suonare fa da complemento oggetto).

M’affaticai per il troppo correre (dove per il troppo correre e complemento di causa), ecc.

L’Infinito può essere la testa di un SN, può ciòè occupare quella posizione che è propria di un nome. Questa costruzione presenta caratteristiche tipiche delle strutture nominali e caratteristiche tipiche delle strutture verbali.

Proprietà comuni a tutte le costruzioni in cui l’Infinito costituisce la testa di un SN sono le seguenti:

1) Il SN può essere introdotto da un determinante nominale: l’articolo determinativo il / l / lo, il demostrativo questo / quest’/ quel/ quell’/ quello:

il rivedere un compagno d’armi in quella città ostile (G Tomasi di Lampadura, Il gatopardo, p. 318).

Questo suo essere „personaggio in cerca d’autore” (L. Pirandello, Sei personaggi in cerca d’autore, p. 13).

Quel suo avere un affare personale tutto e proprio neo (B. Fenoglio, Il partigiano Johnny, pp. 358-359).

2) Il SN può essere seguito da una frase relativa:

quel frenetico precipitare di tute le cose che lo accompagnare da mese ( D. Buzzati, Un amore, p. 191).

quell’aver Giorgio rifiutato ogni compromesso, a cui abbiamo più volte accennato

Proprietà che si presentano solo in certe combinazioni sono:

3) L’Infinito può essere modificato da un avverbio, come caratteristico dei verbi:

il modificare istantaneamente il loro ategiamento (A. Dante di Pirajno, Ippolita, p. 286).

4) L’Infinito può essere modificato da un aggettivo posposto, come è caratteristico dei nomi:

il coincidere rapidissimo degli sguardi ( Buzzati, Un amore, p. 26).

5) L’Infinito può reggere un complemento oggetto o un complemento predicativo, come e carateristico dei verbi:

il raccontare i fati ( G. Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo, p. 5 ).

il essere uno sciòcco (ibidem, p. 230) .

6) L’Infinito può avere un soggetto espresso (nominativo), che è collocato dopo l’Infinito, nelle stesse condizioni della costruzione dell’Infinito con soggeto espresso:

l’aver egli compiuto i primi studi in Francia (G. Contini, La literatura italiana, p. 289).

7) Il soggeto dell’Infinito può essere espresso da un SP introdoto dalla preposizione di, come e normale nei SN.

il solenne tuonare della sua voce (E. Morante, Menzogna e sortilegio, p. 182).

8) L’Infinito può essere accompagnato da forme clitiche, che possono attaccarsi solo a forme verbali:

l’accarezzarle i capelli (C. Cassola, Monte Mario, p. 178).

il mutarsi improvviso e incontrollabile di una apparenza da un piano di realta a un altro ( L. Pirandello, Sei personaggi in cerca d’autore, p. 17).

L’Infinito può apparire nella forma composta:

l’aver nascosto qualsiasi fotografia di Tancredi per non essere costretta a odiare anche lui ( G. Tomasi di Lampedusa, op. cit., p. 320).

10) L’Infinito può comparire nella forma passiva:

il non esser mai stata superata quell’immagine (E. Garin, Cronache di filosofia italiana, vol. I, 1966. p. 226).

11) L’Infinito può essere preceduto da un aggetivo.

l’irreparabile, continuo invechiare del nostro corpo ( L. Pirandello, op. cit., p. 16 )

il frequente considerare come esempi quelli che tali non sono perche mancano della condizioni descritte (B. Croce, Etica e politica, p. 121).

Si noti che l’aggetivo preposto all’Infinito svolge la stessa funzione d’un avverbio: frequente considerare = considerare frequentemente

12) Il soggeto dell’Infinito può essere rappresentato da un pronome possessivo:

il suo grande soffrire di qui giorni (E. Morante, Menzogna e sortilegio, p. 189).

il lovo non essere riusciti a fiorire (G. Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo, p. 265).

13) Il SN può essere introdotto dall’articolo indeterminativo un / uno.

un breve batter d’ali (E. Morante. op. cit., p. 175).

un integrar la conosanza della una persona (U. Cosmo, Guida a Dante, p. 21).

L’uso dell’Infinito come testa di SN produtivo, anche se ci sono alcuni nomi che sono omofoni degli infiniti da cui derivano, come avere, essere, mangiare, piacere, potere. Questi nomi a differenza dell’Infinito usato come testa di SN, possono spesso essere usati al plurale: averi, esseri, ecc. (cfr. Skytte Gunver, Salvi Giampaolo, Manzini M. Rita, Frasi subordinate all’Infinito, in Renzi Lorenzo e Salvi Giampaolo (a cura di), Grande grammatica italiana di consultazione, vol. II: I sintagmi verbale, aggetivale, averbiale. La subordinazione, Bologna, Il Milano, 1991, p. 560–562).

La terminologia tradizionale di Infinito sostantivo” può applicarsi a piano diritto, come abbiamo visto, solo a una delle costruzioni in cui l’Infinito costituisce la testa di un SN ciòè proprietà numero 4, 7, 11, 12 e 13.

L’Infinito ha anche le proprietà di un nome:

il mutarsi improvviso e incontrollabile di una apparenza da un piano di realtà a un altro ( L. Pirandello, Sei personaggi in cerca d’autore, p. 17);

il solemne tuonare della sua voce (G. Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo, p. 9);

il suo partire improvviso.

Qui l’Infinito fa parte di una struttura che ha tutte le caratteristiche tipiche dei normali SN. Possiamo quindi ritenere che l’Infinito fuzioni qui come un nome.

Ci sono anche delle costruzioni in cui l’articolo può mancare:

Analogo intrecciarsi di motivi incontriamo nell’Italia meridionale (E. Garin, Storia della filosofia italiana, vol. I, p. 454).

In genere se l’Infinito ha valore di sostantivo, deve essere usato con l’articolo.

L’uso dell’Infinito con l’articolo in genere è limitato alla lingua colta o alla lingua scritta. L’Infinito con l’articolo è una variante tipicamente leteraria rispetto al piò comune il fatto che:

L’aver egli compiuto i primi studi in Francia spiega G. Contini, La literatura italiana, p. 289).

Il fatto che egli abbia compiuto i primi studi in Francia .

L’Infinito con l’articolo in funzione di soggetto e di complemento oggetto ha valore fattitivo e può quindi essere sostituito da una subordinata introdotta da il fatto di / che, come abbiano visto negli esempi anteriori. Non è quindi possibile usare l’Infinito con l’articolo con predicati non fattittivi.

*Era possibile l’essere egli rientrato in patria (Cfr. *Era possibile il fatto che egli fosse rientrato in patria).

Con i predicati fattivi che ammettono un argomento frasale, come per esempio sorprendere, l’Infinito con l’articolo alterna con la proposizione infinitiva, con la completiva di modo finito e con le proposizioni introdotte da il fatto di / che:

Il vederti qui non mi sorprende.

Vederti qui non mi sorprende.

Il fatto di vederti qui non mi sorprende.

L’averti egli offeso non mi sorprende.

Che egli ti abbia offeso non mi sorprende.

Il fatto che egli ti abbia offeso non mi sorprende

Con i predicati fattivi che non ammetono un argomento frasale, l’Infinito con l’articolo alterna solo con le proposizioni introdoto da il fatto di / che, cfr. il caso di permettere, che non ammette un soggetto frasale:

L’averti incontrata prima mi permette di partire con il treno delle sette.

Il fatto di averti incontrata prima mi permette di partire con il treno delle sette.

*Aventi incontrata prima mi permette di partire con il treno delle sette.

L’aver Piere offeso più volte Maria permise di rendere la separazione indolore.

*Che Piero avesse offeso più volte Maria permise di rendere la separazione indolore.

L’uso dell’Infinito con le diverse proposizioni si riscontra nelle costruzioni implicite e perciò il suo diverso impiego e il suo diverso valore saranno considerati nei paragrafi che trattano dei vari tipi di proposizione.

4. L’infinito nelle costruzioni “verbo + infinito”

L’uso dell’infinito con i verbi servili

I verbi servili o modali sono una classe particolare di verbi che, premessi all’infinito di un verbo, formano con esso un unico predicato. I verbi servili costituiscono una categoria molto discussa e controversa e per questo non si sa esattamente quali sono questi verbi e neanche quali sono le loro caratteristiche funzionali.

Di solito si considerano verbi servili: potere, dovere e volere e, con alcune restrizioni, sapere (nel senso di “essere capace di”, “essere in grado di”). Dal punto di vista semantico, questi verbi qualificano una particolare modalità dell’azione, incardinata sulla possibilità (potere, sapere), sulla necessità (dovere), sulla volontà (volere).

Mario può arrivare da un momento all’altro.





Ha saputo risolvere tutto senza problemi.

Dobbiamo attendere il nostro turno.

Luigi non ha voluto mangiare nulla.

Per quanto riguarda la collocazione dei verbi servili, essi di norma precedono immediatamente l’infinito o la costruzione infinitiva che reggono.

Fra il verbo servile e l’infinito in genere, possono interporsi elementi semanticamente “deboli”, come:

avverbi:

„Ah si?” rispose la madre completamente irritata, alzandosi; „ebbene te lo voglio proprio far vedere tanto per mostrarti che non ho come te l’abitudine di dir bugie.”

(Alberto Moravia, Gli indifferenti, p. 131)

– o sintagmi avverbiali:

„Lei resta a mangiare con noi non e vero Merumeci?” disse la madre, che voleva ad ogni costo strappare all’amante un appuntamento per il giorno dopo.

(Alberto Moravia, Gli indifferenti, p. 133)

Fra il verbo servile e l’infinito si può collocare anche il soggeto. Questa costruzione si incontra nelle frasi desiderative o interrogative:

Avrebbe potuto ella riabbandonarsi al mio amore con più, con maggior confidenza?

(Gabriele D’Annunzio, L’innocente, p. 39)

Nell’italiano antico, possiamo incontrare anche l’uso di anteporre l’infinito al verbo servile da cui dipende:

Io dico ch’ella si mostrava sì gentile e sì piena di tutti i piaceri, che quelli che la miravano comprendeano in loro una dolcezza onesta e soave, tanto che ridicere non lo sapeano ()

(Dante, Vita Nuova, XXVI, p. 698)

Se il complemento oggetto è rappresentanto da un pronome di forma atona (eccetto loro, che sta sempre dopo il verbo), si può scegliere fra la costruzione enclitica e quella proclitica. Per esempio per la coppia posso farlo / lo posso fare, possiamo usare (ciòe preferiamo) la prima struttura o la seconda a seconda dei fattori sintattici o stilistici (cfr. Vincenzo Lo Cascio, Strutture pronominali..., p. 159). Perciò c’è la tendenza a preferire la seconda costruzione ad un livello stilistico informale e la prima ad un livello stilistico formale.

Intelligente come un diavolo, del resto: Vostra Eccellenza avrebbe dovuto vederlo nella primavera scorsa ().

(G. Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo, p. 150)

Parola d’onore, Eccellenza, essa e bella come il sole! e non si può dar torto a don Calogero se, scarofaggio come e lui, se la vuol tenere lontana dagli altri.

(Ibidem, p. 151)

La scelta viene influenzata anche dall’eventuale intercalazione di un elemento parentetico fra l’ausiliare e l’infinito. Se è presente un tale elemento, è preferita la prima variante (posso sempre farlo):

Inceve che proporre al professor Calcaterra, come purtroppo avevo già fatto, una tesi sul Panzacchi, avrei potuto benissimo proporgli un «Carducci–ferrarese» di interesse senza dubbio maggiore.

(Giorgio Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini, p. 82)

Con le costruzioni modali possono essere negati per esempio o il verbo servile o il verbo seguente che è all’infinito o anche tutti e due:

Non posso parlare.

Posso non parlare.

Non posso non parlare

Cfr. Anche il seguente esempio letterario:

Come poteva Giuliana non indovinare quel che avveniva in me? Come poteva non intendermi? Come poteva non esser colpita nel mezzo del cuore dal raggio violento della mia gioia?

(Gabriele D’Annunzio, L’innocente, p. 79)

Con l’infinito, nella costruzione modale e possibile il «si» passivante:

Possono trovarsi tanti libri vecchi.

ma non il «si» impersonale:

*Può mangiarsi bene anche in questo ristorante.

Invece, ambedue i «si» sono possibili con il verbo reggente della costruzione modale:

Si possono trovare tanti libri vecchi.

Si può mangiare bene anche in questo ristorante.

Altre al complemento, tra il verbo servile e l’infinito può essere inserita anche la frase che dipende dal rispettivo complemento:

Guardava l’uomo, improvvisamente, ora, avrebbe voluto dall’angoscia che provava, gridare.

(Alberto Moravia, Gli indifferenti, p. 114)

Per quando riguarda la scelta dell’ausiliare temporale nella presenza degli ausiliari modali dovere, potere, volere e sapere, possiamo distinguere le seguenti situazioni:

1) Se sono combinati con l’infinito di un verbo attivo, prendono l’ausiliare dell’infinito che reggono. Sapere, invece, prende sempre l’ausiliare avere, essendo verbo servile nel senso di “essere capaci di”, “essere in grado di”:

Era dovuto andare a Bologna per un consulto – diceva – e poi, sulla via del ritorno, aveva pensato bene di fermarsi a cena, fra un treno e l’altro.

(Giorgio Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini, p. 139)

Telefonavo dalla cucina, per sapere se e quanto avrebbero dovuto portare di sopra il vassoio della cena. (Ibidem, p. 174)

Abbiamo saputo affrontare le difficolta con tenacia.

Come mai hai saputo venire qui?

Nell’uso popolare e discorsivo e diffuso anche l’impiego dell’ausiliare avere quando il verbo all’infinito richiederebbe essere:

() esito a riparlarme, ma l’idea di potere anche vendicarsi un poco del suo antico amante rivelando al ragazzo, se gia non lo sapere, la tresca di sua madre, la incoraggio; poi, per vie indirette, avrebbe potuto venire a qualche piu eccitante conversazione.

(Alberto Moravia, Gli indifferenti, p. 52)

Questa situazione (ciòe la tendenza dell’ausiliare di un verbo che regge un infinito di essere lo stesso del verbo retto) è stata notata da diversi studiosi. Per esempio Gunver Skytte, considera che quando l’infinito è un verbo che si coniuga normalmente con l’ausiliare essere, il verbo servile nei tempi composti prende l’ausiliare essere, se forma un’unità con l’infinito, mentre nel caso in cui la costruzione «verbo modale + infinito» è da analizzare come verbo + complemento oggetto prende l’ausiliare avere cfr. Gunver Skytte, I costrutti infinitivi con i verbi fattitivi e con i verbi di percezione, in “Studi di grammatica italiana”, vol. V (1976), pp. 355-399, p. 361).

Secondo Luca Serianni, “se l’infinito e un verbo intransitivo – quale che sia il suo specifico ausiliare – il verbo reggente può costruirsi anche con avere; se l’infinito è essere, l’ausiliare del verbo reggente è avere ed infine se l’infinito è passivo, l’ausiliare del verbo reggente è quello proprio dei verbi transitivi, ciòe avere”. (cfr. Luca Serianni, Grammatica italiana. Italiano comune e lingua letteraria, 1992, p. 394).

1) Se i verbi servili sono combinati con l’infinito di un verbo riflessivo, osserviamo che:

a) Se il pronome riflessivo si attacca al verbo servile, si usa l’ausiliare essere, perché tutta la costruzione diventa riflessiva e l’ausiliare temporale dei verbi riflessivi e essere:

Carlo e Lucia si sono potuti sposare a maggio

Anche loro si sono voluti riposare.

b) Se il pronome riflessivo si unisce all’infinito in posizione enclitica, si usa l’ausiliare avere, la costruzione conservando il carattere transitivo della forma attiva dell’verbo all’infinito:

Carlo e Lucia hanno potuto sposarsi a maggio.

Anche loro hanno voluto riposarsi.

2) Anche certi verbi intransitivi attivi richiedenti essere è uniti ad un complemento di interesse o di termine – rappresentato da un pronome enclitico (mi, ti, ci, vi, gli, le), come: piacere, dispiacere, parere, sembrare, accadere, avvenire, capitare ecc, si comportano come i verbi riflessivi: assumono essere se il pronome e i posizione proclitica; assumono avere se è in posizione enclitica:

Non capisco come mi sia potuto accadere tutto ciò.

Non capisco come abbia potuto accadermi tutto ciò.

Non le siamo potuti venire in aiuto.

Non abbiamo potuto venirle in aiuto.

3) Se il verbo all’infinito è alla forma passiva, per evitare la ripetizione dell’ausiliare essere (che e anche l’ausiliare della forma passiva), l’ausiliare selezionato sarà avere:

Carla ha fatto tutto da sola; non ha voluto essere aiutato da nessuno.

4) La stessa situazione se l’ausiliare dell’infinito perfetto è essere o se il verbo all’infinito è proprio essere:

Luisa avrebbe dovuto essere partita ieri.

Luigi avrebbe potuto essere più gentile.

L’accordo del participio passato dipende anche nel contesto dei verbi servili dal tipo di ausiliare e dal tipo dei pronomi clitici che precedono il participio.

Dunque, quando l’ausiliare è essere il participio passato si accorda obbligatoriamente in genere e in numero con il soggetto, mentre nel contesto dell’ausiliare avere è invariabile e assume la forma del maschile singolare:

Luigi ha dovuto comprare un libro.

Carla ha dovuto comprare un libro.

Marco è dovuto andare in città.

Luisa è dovuta andare in città.

Con i verbi servili, l’accordo del participio passato del verbo servile con l’oggetto clitico della terza persona è possibile e obbligatorio solo se l’oggetto clitico si attacca all’ausiliare del verbo servile, ma è impossibile se l’oggetto rimane attaccato all’infinito:

Non abbiamo potuto vederli nemmeno un attimo.

Non li abbiamo potuti vedere nemmeno un attimo.

Se il complemento oggetto clitico che “sale” all’ausiliare del verbo servile è rappresentato da uno dei pronomi mi, ti, ci, vi, ne partitivo, l’accordo del participio passato con l’oggetto è facoltativo.

Non vi abbiamo potuto vedere alla festa.

Non vi abbiamo potuti vedere alla festa.

Gelati, Luisa ne ha potuto mangiare molti.

Gelati, Luisa ne ha potuti mangiare molti.

Mentre e impossibile se l’oggetto rimane attaccato all’infinito:

Non abbiamo potuto vedervi alla festa.

Gelati, Luisa ha potuto mangiarne molti.

Oltre ai verbi servili propriamente detti, possono essere premessi a un infinito, come ausiliari modali, anche altri verbi, come: vedere, sentire, udire, solere (“essere solito”), preferire, desiderare, osare, ardire ecc., detti verbi sensitivi. L’uso dell’infinito con i verbi sensitivi verrà trattato in seguito.

4.2. L’uso dell’infinito con i verbi fattitivi

I verbi fattitivi fare e lasciare e i verbi percettivi intendere, sentire, udire e vedere formano con l’infinito un complesso verbale. Con fare e in alcune varietà anche con lasciare questa è l’unica costruzione possibile, mentre con gli altri verbi è possibile un’altra struttura sintattica studiata nell’uso dell’infinito con i verbi percettivi.

Si considerino i seguenti esempi di costruzione fattitiva:

1) a. Piero farà venire Maria.

b. Piero farà mangiare la minestra a Maria.

c. Piero farà mangiare la minestra da Maria.

L’esempio 1)a. può essere parafrasato con 2)a. e gli esempi 1)b.-c. possono essere parafrasati con 2)b.:

2) a. Piero farà in modo che Maria venga.

b. Piero farà in modo che Maria mangi la minestra.

Come si vede, nella costruzione fattitiva è possibile esprimere il soggetto dell’infinito (Maria nei nostri esempi). Esso non compare però mai come soggetto: infatti, con la formazione del complesso verbale fattitivo, il soggetto dell’infinito deve cambiare la sua funzione grammaticale perchè il complesso verbale ha già un suo soggetto, che è il soggetto del verbo fattitivo (Piero nei nostri esempi). Così, se il verbo all’infinito, è un verbo intransitivo, il soggetto dell’infinito diventerà l’oggetto diretto del complesso verbale 1)a.; esso può essere rappresentato da un clitico accusativo 3)a. e può diventare soggetto della costruzione passiva 3)b.

3) a. Piero la farà venire.

b. Maria sarà fatta venire da Piero.

Se il verbo all’infinito è transitivo (e presenta quindi già un oggetto diretto), il soggetto dell’infinito può diventare oggetto indiretto 1)b., può essere rappresentato da un clitico dativo:

4) Piero le farà mangiare la minestra.

Gli altri argomenti dell’infinito mantengono la loro funzione originaria: così, ad esempio, l’oggetto diretto dell’infinito diventa oggetto diretto del complesso verbale 1)b.-c. (esso può essere rappresentato da un clitico accusativo o diventare soggetto della costruzione passiva):

5) a. Piero la farà mangiare a/da Maria.

b. La minestra sarà fatta mangiare a Maria da Piero.

Nella struttura delle frasi con una costruzione fattitiva, come abbiamo notato, il verbo reggente e l’infinito costituiscono un complesso verbale; questo complesso verbale si comporta sintatticamente come un costituente:

6) Facciò mangiare la minestra a Piero.

I costituenti della frase sono il complesso verbale facciò mangiare, il complemento oggetto la minestra e il complemento indiretto a Piero. Perciò, per esempio, in una costruzione come quella delle frasi scisse, dove nella posizione dell’elemento enfatizzato può apparire un solo costituente, non potrà essere focalizzata la sequenza “infinito + compl. oggetto” di una costruzione fattitiva, appunto perché questa sequenza non rappresenta un costituente :

7) *È mangiare la minestra che gli facciò.

In una normale costruzione infinitiva come 8):

8) Preferisco mangiare la minestra.

la sequenza “infinito + compl. oggetto” rappresenta un costituente (la proposizione infinitiva retta dal verbo preferire), per cui la frase scissa corrispondente è perfettamente grammaticale:

9) È mangiare la minestra che preferisco.

4.3. L’uso dell’infinito con i verbi sensitivi

I verbi sensitivi, sia quelli che possono formare un complesso verbale fattitivo che altri, come: ascoltare, guardare, osservare, ecc., e (in alcune varietà) il verbo lasciare possono essere seguiti da un oggetto diretto e da una proposizione infinitiva senza preposizione, il cui soggetto non espresso è controllato dall’oggetto diretto:

10) Maria ha sentito Piero. (suonare il violino)

Al posto della proposizione infinitiva possiamo trovare una proposizione a tempo finito introdotta da che (proposizione pseudorelativa):

11) Maria ha sentito Piero che suonava il violino.

In questi esempi, Piero è l’oggetto diretto del verbo sensitivo, come mostra la pronominalizzazione con il clitico accusativo:

12) a. Maria l’ha sentito suonare il violino.

b. Maria l’ha sentito che suonava il violino.

Le differenze sintattiche tra costruzione fattitiva e sensitiva derivano dal fatto che con la costruzione fattitiva abbiamo una frase semplice con un complesso verbale unitario verbo + infinito, con la costruzione sensitiva, invece, abbiamo una frase complessa contenente una proposizione all’infinito. Così nella costruzione fattitiva verbo fattitivo e infinito sono sempre adiacenti, dato che formano un complesso verbale; nella costruzione sensitiva l’oggetto diretto del verbo sensitivo si può porre tra verbo sensitivo e infinito:

13) Farò uscire Piero/*Farò Piero uscire.

14) Osservai Piero uscire / Osservai uscire Piero.

I clitici argomento dell’infinito si attaccano al verbo fattitivo nella costruzione fattitiva, ma nella costruzione sensitiva si attaccano all’infinito (restano ciòè nella proposizione subordinata):

15) a. L’ho sentito suonare da Piero.

b. Ho sentito Piero suonarlo.

Con l’infinito della costruzione sensitiva può comparire il clitico riflessivo, che è invece escluso dalla costruzione fattitiva:

16) a. L’ho fatto radere/*radersi.

b. L’ho osservato radersi.

5. L’infinito nelle costruzioni “verbo + prep. + infinito

5.1. L’infinito nelle costruzioni che indicano l’imminenza di un’azione

In italiano esistono diverse locuzioni con senso di imminenzialità: «stare per / essere in procinto di / essere sul punto di / accingersi a + Infinito». L’imminenzialità è sempre calcolata a partire dal piano temporale tangente allo svolgimento degli eventi cosicche le perifrasi imminenziali respingono, tranne casi particolari, gli avverbi di senso futurale, come fra poco, domani etc. Tale restrizione può essere aggirata soltanto in rari casi, per esempio quando viene adoperato un Tempo futuro:

17) *Fra poco sto per partire.

Fra poco si accingerà a partire.

Queste perifrasi vanno perciò separate da quelle indicanti «futuro prossimo». Difatti, solo queste ultime possono riferirsi ad entità non ancora «attuali» al momento cui si riferisce l’enunciò:

18) *Oggi sarà nominato il nuovo ministro, che è in procinto di varare nuove norme.

Questi costrutti manifestano prerogative autonome rispetto alle restanti perifrasi fasali. La loro refrattarietà agli stativi è ancora più netta, anche nei casi in cui verbi come cominciare o continuare potrebbero essere impiegati:

Antonio era sul punto di aver fame.

*Questo aperitivo sta per essere preferito da tutti.

5.2. L’infinito nelle costruzioni che indicano l’inizio di un’azione

Oltre alle locuzioni di senso più generico, e quindi di applicazione più generale, quali (in)cominciare / iniziare a + Infinito, l’italiano presenta un certo numero di locuzioni incoative dal significato più specializzato e ristretto. Tra queste ricorderemo in particolare: scoppiare a, sbottare a, prendere a, darsi a, mettersi a, tutte con l’infinito. Morfologicamente diverso è il costrutto del tipo prende (su) e dice, che aggiunge sfumature di senso di impulsività. Ma anche le precedenti locuzioni sono semanticamente connotate in un modo o nell’altro. Scoppiare a è impiegabile soltanto coi verbi piangere e ridere; sbottare a indica impazienza, ed è frequentemente associata ai “verba dicendi”; le rimanenti sono più neutre, ma in taluni contesti possono indicareun atteggiamento improntato a risolutezza.

Queste differenze si riflettono anche sulle restrizioni di selezione. A parte (in)cominciare, che non patisce restrizioni di sorta, gli altri verbi subiscono condizionamenti a seconda dell’animatezza del soggetto. Ciò vale anche per iniziare, che pure è di senso sufficientemente generico per tollerare in molti casi dei soggetti inanimati:

La situazione cominciava (iniziava) a innervosirsi

La sedia cominciava (iniziava) a dare segni di cedimento.

Con gli altri verbi il requisito di animatezza è rigorosamente osservato, salvo occasioni particolari. Si prenda il caso di mettersi a: a parte i soggetti animati, esso accetta soltanto i verbi meteorologici e quei soggetti inanimati che possono essere concepiti metaforicamente come animati:

* Il libro si mise a divertirmi immensamente.

* L’ invaso si è messo a riempiersi d’acqua.

Si mise a piovere a dirotto.

La caffettiera si mise improvvisamente a brontolare.

La porta si metteva sempre a cigolare ne momenti più inoppotuni.

Anche per ciò che riguarda l’accostamento ai verbi stativi, cominciare e mettersi a manifestano atteggiamenti differenziali. Il primo è molto più disponibile del secondo, come si ricava da:

Giorgio comincia (??si mette) ad aver fame proprio ora!

Gianni cominciava (*si metteva) finalmente a conoscere il proprio destino.

Nulla di particolare va segnalato a proposito delle perifrasi «resuntive», che fanno precedere il verbo incoativo dal prefisso ri- (es.: ricominciare / riprendere / mettersi a + Infinito). Esse rispecchiano lo stesso tipo di restrizioni semantiche appena messe in evidenza.

5.3. L’infinito nelle costruzioni che indicano la continuità di un’azione

Queste costruzioni sono: “continuare a / seguitare a / persistere a + Infinito . L’ultima subisce anche l’effetto delle restrizini relative al requisito di animatezza:

La situazione continuava / seguitava ad aggrovigliarsi.

* La situazione persistava ad aggrovigliarsi.

5.4. L’infinito nelle costruzioni che indicano la

conclusione di un’azione

Le costruzioni che indicano la conclusione di un’azione sono «finire / terminare / smettere / cessare di + Infinito». Le prime due suggeriscono una completa realizzazione dell’evento, mentre le ultime due alludono ad un’interruzione (temporanea o definitiva) del medesimo. In termini più rigorosi, finire e terminare presuppongono di regola processi telici, mentre smettere e cessare si applicano a processi non telici. In pratica, tuttavia, nell’uso colloquiale vi sono circostanze in cui quest’ultima possibilità viene riservata anche a finire:

Elena ha finito di soffrire.

Hai finito di comandare e di far bravate !

Questa eventualità è assai più rara nel caso di terminare. A loro volta, smettere e cessare differiscono tra di loro rispetto a due proprietà, benché anche qui si osservino in concreto certe deviazioni dalla norma. Innanzi tutto, soltanto il primo verbo ammette il senso di un’interruzione temporanea dell’evento:

Amedeo smise di esercitare la professione di medico (= per decisione volontaria).

Amedeo cessò di esercitare la professione di medico (= per raggiunti limiti di età, per cause indipendenti dalla sua volontà, etc.)

Il vento smise / cessò di soffiare.

Ciò è confermato del resto dalla diversa compatibilità con il verbo decidere (cfr. Decise di smettere / *di cessare).

Alla luce di quanto detto, le seguenti restrizioni appariranno perfettamente interpretatibili. Abbiamo i seguenti esempi:

L’ispettore smise (??cessò /  ??finì / *terminò) di pensarci.

(abbiamo un continuativo intenzionale: pensarci)

Aggravatasi la malattia, ??smise (cessò / *terminò / *finì) di riconoscere la gente.

(abbiamo un continuativo non intenzionale: riconoscere la gente)

a) Quando apprese che non sarebbe stato pagato, smise (?cessò) di fargli il ritratto.

b) Quando ricevette il denaro pattuito, finì (terminò) di fargli il ritratto.

Negli esempi a) e b) abbiamo un risultativo intenzionale:

a) Con la costruzione della barriera protettiva, il vento ?smise (?cessò) di abbatteregli alberi.

b) Prima che fosse costruita la barriera protettiva, il vento aveva già finito (?terminato) di abbattere gli alberi.

Quest’ultimo esempio mostra che anche nel caso di finire e terminare può sussistere un contrasto legato al carattere intenzionale o meno dell’evento. Ma in generale terminare gode di minore duttilità rispetto al suo concorrente, anche nel caso di verbi risultativi intenzionali (cfr.: l’allievo finì (?terminò) di risolvere il problema



6. L’infinito nelle proposizioni indipendenti

L’infinito non ha un largo impiego in proposizioni indipendenti. Tuttavia, per il carattere di indeterminatezza che gli è proprio, poiché richiama l’attenzione sull’atto verbale trascurando le categorie di tempo, di modo e di persona, può esprimere valori modali, riguardanti la sfera emotivo-affettiva, con particolare efficacia.

La proposizione enunciativa all’infinito

Questa proposizione può essere narrativa o descrittiva e qui l’infinito appare:

a)     senza segnale introduttivo:

() un omaggio alla memoria del nostro Tancredi, certo, ma quanto da fare per me ! Pensare all’alloggio dei superstiti che verranno da ogni parte d’Italia, disporre gli inviti per le tribune senza offendere nessuno; premurarsi a far aderire tutti i sindaci dei comuni dell’isola.

(G. T. di Lampedusa, Il Gattopardo, p. 314)

Ed ecco le cartucce stanno per finire, lui tenta una sortita alla testa degli ultimi uomini, una benda gli fascia la fronte; e allora finalmente arrivare i rinforzi, il nemico sbandarsi e volgere in fuga, lui cadere sfinito stringendo la spada insanguinata.

(D. Buzzati, Il deserto dei Tartari, p. 166)

b)     introdotto dalla preposizione a (sembra segnalare l’aspetto intensivo, durativo o iterativo dell’atto verbale; aspetto che risulta più marcato in presenza di giù, su, dai, forza, sopra, sotto, ecc.):

() mi chiese chi ci stava lassù. «Ci sta un uomo e una bestia», dissi, e lui a ridere piano, come chi sa già tutto.

(C. Pavese, Feria d’agosto, p. 182)

c) introdotto dall’avverbio ecco (sembra esprimere il compiersi improvviso inaspettato dell’avvenimento):

A un tratto le penombre del parco si diradarono ed ecco aprirsi ai loro occhi uno scenario luminoso ()

(I. Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno, p. 77)

La proposizione imperativa all’infinito

Questa proposizione esprime:

a)     un comando in forma negativa per la seconda persona singolare:

Ma se davvero mi vuoi un po’ di bene, non venire più a cercarmi.

(C. Cassola, Una relazione, p. 96)

b)     comandi, divieti, avvertimenti, inviti, esortazioni rivolti a interlocutori non determinati (ad esempio: mediante avvisi pubblici, cartelli pubblicitari, segnali stradali, norme, prescrizioni di vario genere); oppure rivolti a interlocutori ben determinati: in tal caso l’azione espressa con l’infinito può risultare richiesta in tono più o meno perentorio, o autoritario, o ironico, o gentile, o scherzoso; il divieto appare più risoluto se l’infinito è preceduto da: guai, guai a, mai :

Non fumare. (avviso pubblico)

Disporsi su due file. (segnale stradale)

Silenzio. Nessuno dica una parola. Camminare

(I. Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno, p. 124)

6.3.La proposizione ottativa all’infinito

In questa proposizione, nelle varie sfumaure affetive del desiderio, della nostalgia,del rimpianto, della invocazione, ecc., l’infinito può essere preceduto da: oh, ah, almeno, magari, così, ecc.

Oh, tornare, non varcare neppure la soglia della fortezza e ridiscendere al piano, alla sua città, alle vecchie abitudini

(D. Buzzati, op. cit., p. 39)

Averlo saputo, che esistevano a Ferrara delle lettere inedite del Carducci!

(G. Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini, p. 110)

6.4. La proposizione esclamativa all’infinito

In questa proposizione l’infinito serve a esprimere sorpresa, meraviglia, sdegno, minaccia, rincrescimento, risentimento, e simili moti affettivi.

E dire che la gente sparlava di lei. (C.Cassola, Una relazione, p. 129)

Già per tutti! Immaginarsi!

(D. Buzzati, Il deserto dei Tartari, p. 39)

Il soggetto dell’infinito potrebbe anche essere espresso.

Es: Marta sposar lui lui è pazzo.

(A. Moravia, I racconti, p. 329)

6.5. La proposizione interrogativa diretta-dubitativa all’infinito

In questa proposizione l’infinito vale a esprimere, in genere, stati d’animo di perplessità, anche per moti più o meno contenuti di meraviglia, di risentimento, di indignazione, di rimprovero, e simili; è per lo più introdotto da un pronome, o un aggettivo, o un avverbio, o una congiunzione, interrogativi: che (cosa), chi, quale, dove, ove, donde, come, quando, perché, come mai .

Come fare? Come facciò?

(M. Bontempelli, Miracoli, p. 91)

Come fare allora Andare a trovare ancora la vecchina?

(L. Bartolini, Ladri di biciclette, p. 119)

7. L’infinito nelle proposizioni implicite (dipendenti)

L’infinito presente e passato e largamente impiegato in proposizionoi implicite dipendenti.

7.1. La proposizioni soggettiva

Una dichiarativa che, in dipendenza da verbi o locuzioni impersonali, svolge funzioni di soggetto. Quando è implicita, richiede l’infinito presente o passato preceduto o no (a seconda dei casi) dalla proposizione di, e si può avere:

1) Dopo i verbi della apparenza, quali sembrare, parere, risultare; l’infinito e preceduto dalla preposizione di (la quale, solo in casi rari, in qualche autore manca):

Mi par già di vederlo, il babbo, in divisa di ufficiale ()

(E. Castellaneta, Viaggio col padre, p. 41)

2) Dopo i verbi significanti piacere, dispiacere, rinerescimento: piacere, gustare, gradire, esaltare, eccitare, garbare, dispiacere, dolere, seccare, rincrescere, abbattere, ripugnare, ecc.; la dipendenza dell’infinito dal verbo reggente può realizzarsi mediante o senza di.

() a mia moglie dispiacere separarsi dalla madre e dalla sorella

(C. Cassola, Una relazione, p. 23)

3) Dopo i verbi significanti sufficienza, convenienza, necessità, interesse: bastare, bisognare, convenire, occorrere, toccare, importare, interessare, ecc.; generalmente l’infinito non è preceduto da preposizione.

A lei importa essere sana e far dei figli vigorosi.

(C. Pavese, Feria d’agosto, p. 215).

4) Dopo i verbi di accadimento: accadere, avvenire, succedere, capitare, venire, ecc., l’infinito è introdotto dalla preposizione di:

E dunque nel tumulto puerile della sua classe le succedeva di dibattersi stupefatta e senza difesa come in un linciaggio.

(E. Morante, La storia, p. 478)

5) Dopo altri verbi, anche passivi, costruiti personalmente, e dopo locuzioni impersonali; il construtto può essere introdotto o no dalla preposizione di (dipende dalle scelte che uno fa o da casi specifici che sarebbe lungo precisare):

Si trattava di batterlo a macchina: lavoro anche questo per il Bonaccorsi piacevole.

(M. Tobino, Per le antiche scale, p. 31)

È da lui non pensare queste cose.

(C. Pavese, Feria d’agosto, p. 216)

Per lui, i pederasti erano soltano dei «disgraziati» dei poveri «ossessi» di cui non metteva conto d’occuparsi ()

(G. Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini p. 291)

6) Dopo espressioni impersonali formate dal verbo essere e da un sostantivo o aggettivo o avverbio, o formate da uno dei verbi della apparenza, di cui abbiamo parlato al punto 1, e da un nome o da un aggettivo o da un avverbio: l’infinito, di solito, e privo di segnale introdutivvo (raramente si trova introdotto da di); o dopo espressioni formate da un verbo copulativo (diventare, divenire, farsi) e da un aggettivo: anche in questo caso l’infinito è privo di segnale introduttivo:

Ma prenderne nota, e riderne, questa volta era stato un po’ più difficile delle precedenti

(G. Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini, p. 77)

() lì davanti alla madre mi sembrò impossibile di parlare.

(A. Moravia, I racconti, p. 475)

7.2. La proposizione oggetiva

È una dichiarativa che funge da complemento oggetto al verbo (necessariamente, transitivo) con funzione di predicato nella reggente. Si costruisce con l’infinito, presente o passato (introdotto dalla preposizione di, generalmente solo nel caso che abbia lo stesso soggetto della proposizione reggente, e non lo ripeta. Tuttavia, talvolta, la preposizione di viene a mancare, e il soggetto può non essere quello stesso della reggente.

I verbi dai quali tale costrutto può dipendere sono:

1) Quelli della dichiarazione e della affermazione in senso lato: accettare, ammettere, asserire, affirmare, confessare, dire, dichiarare, dimenticare, dimenticarsi, dimostrare, dubitare, fingere, giurare, garantire, informare, indicare, minacciare, mostrare, manifestare, narrare, negare, omettere, proporre, precisare, permettersi, pretendere (= sostenere), rispondere, ricordare, sostenere, spiegare, sopportare, soffrire, tollerare, trascurare ecc.

Non posso dire di essere, più di un altro, diventato qualcuno ( . )

(C. Pavese, Feria d’agosto, p. 51).

Nego di aver commesso il delitto che mi viene contestato ( . )

(P. Chiara, I giovedì della signora Giulia, p. 95)

2) Quelli della deliberazione, della decisione, della promessa, del giuramento: decidere, divisare, deliberare, giurare, proporsi, progettare, promettere, ripromettersi, stabilire ecc.; il costrutto dipendente da questi verbi contiene anche un valore finale:

() la polizia decise di selennizzarli ed eternarli con una ripresa filmata ().

(L. Sciascia, A ciascuno il suo, p. 19)

3) Quelli della percezione, della constatazione, della opinione, della attività immaginativa: apprendere, capire, conosare, constatare, indovinare, intuire, notare, prevedere, riconoscere, sapere, scoprire, sentire, vedere, credere, contare, figurare, figurarsi, fingersi, fantasticare, immaginare, inventare, pensare, ritenere, supporre, sognare ecc.:

Capisco d’avere innanzi una certezza, di avere come toccato il fondo di un lago, che non mi attendeva, eternamente uguale.

(C. Pavese, Feria d agosto, p. 49).

4) Quelli del desiderio, del timore, dell’attesa, della speranza, dell’augurio, della disperazione: augurare, augurarsi, auspicare, auspicarsi, attendere, attendersi, aspettare, aspettarsi, desiderare, disperare, sperare, temere ecc.;

Desideravo di essere solo per immaginare i campi, i prati ().

(R. Bilenchi, Racconti, p. 104).

7.3. La proposizione dichiarativa

Ha valore puramente dichiarativo (e non anche funzione soggettiva o oggettiva) la proposizione subordinata che chiarisce (spiega) tutto (o parte di) ciò che è detto nella reggente: la quale può anche avere di per sé il soggetto e (se il suo verbo e transitivo) il complemento oggetto. Quando è implicita, questo tipo di proposizione richiede l’infinito presente o passato introdotto dalla preposizione; e può servire:

1) a determinare, specificare il senso del sostantivo o del pronome (per lo più dimostrativo) da cui dipende:

() ma non aveva mai dato segno d’aver mutato opinione su quel matrimonio

(C. Castellaneta, Viaggio col padre, p. 24).

Il soggetto dell’infinito può non essere quello stesso del verbo della proposizione reggente:

Nella mia disperazione l unico partito da prendere era quello di non distaccarmi anch’io dalle case di via Tre Mori.

(R. Bilenchi, Racconti, p. 62).

La proposizione dichiarativa (da alcuni chiamata, impropriamente, oggettiva, da altri oggettiva impropria) si trova a dipendere da verbi o da locuzioni verbali che, pur avendo significato analogo a quello di certi verbi in grado di reggere un costrutto oggettivo, o sono intransitivi, o hanno già un complemento oggetto. Si considerino, in proposito, verbi o locuzioni come: accorgersi, illudersi, assicurarsi, convincersi, rendersi conto, fare finta, fare conto, vergognarsi, sentirsela, illudere ecc.

Si pensi al verbo avere seguito da un nome, magari di significato affine a quello degli aggettivi qui sopra elencati: avere paura il timore, la certezza, la convinzione, l’impressione, il desiderio, vergogna, il coraggio,

Alla fine si rese conto di avere la febbre.

(C. Cassola, Una relazione, p. 103)

() Alberto se la sentiva di giocare.

(G. Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini, p. 286)

7.4. La proposizione interrogativa indiretta

Dipende da verbi, locuzioni, sostantivi o aggettivi che esprimono stati d’animo di dubbio, di incertezza, di perplessità, di esetazione. Quando e implicita ha l’infinito presente con lo stesso soggetto della proposizione reggente (a meno che non risultino ambedue di soggetto generico). Può essere introdotta da pronomi, aggettivi, congiunzioni o avverbi interroggativi: chi, che (cosa), cosa, che, quale, come, quando, perché, se, dove, ove, donde, quanto:

() ora non sapeva più che cosa credere.

(R. Bacchelli, Una passione coniugale, p. 42)

7.5. La proposizione causale

Nella proposizione causale, l’infinito può essere introdotto:

1) dalla preposizione per: in questo caso, se il soggetto non è quello stesso della proposizione reggente, allora, o è generico, o è contenuto con funzione di complemento nella reggente stessa:

Per essere una manicure, potrei tenerle un po meglio.

(C. Cassola, Una relazione, p. 21)

E quasi si congratulava con Gemma per non avere voluto creare un’eccezione arcigna ad una regola tanto universale e amabile.

(A. Moravia, I Racconti, p. 103)

2) dalla preposizione di, che segnala il valore causale di una proposizione dichiarativa dipendente da verbi, sostantivi, aggettivi che esprimono sentimenti, sensazioni, moti o giudizi di piacere, dispiacere, vergogna, gratitudine, colpa, accusa, valutazione soggettiva, noia, stanchezza, rimorso, rimprovero, e simili:

Mi compiaccio di vederla quassù.

(D. Buzzati, Il deserto dei Tartari, p. 42)

Ma sa che io rimpiagno di non aver fatto il professore di lettere?

(L. Sciascia, A ciascuno il suo, p. 59)

3) dalla preposizione a: per lo più in dipendenza da verbi, sostantivi, aggettivi, avverbi segnalanti moti della sfera affettiva (sdegno, rimprovero, piacere, dispiacere) oppure esprimenti la valutazione, il giudizio di un atto. In non pochi casi, la preposizione a potrebbe essere sostituita da di senza sostanziali differenze di significato. Tuttavia, nel piano sintattico, il costrutto acquisterebbe anche funzione dichiarativa:

Ti ho gra detto che mi vergogno a star qui come un imboscato.

(C. Castellaneta, Viaggio col padre, p. 40)

«Ciao», disse Micol, ferma sulla soglia. «Che bravo, a venire».

(G. Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini, p. 207)

Aveve fatto bene a comprare il podere ().

(R. Bilenchi, Racconti, p. 47)

Aveva fatto male a dirlo ().

(G. T. de Lampedusa, Il Gattopardo, p. 34)

4) dalle locuzioni a furia di, a forza di, a via di che introducono un costrutto di valore tra causale, strumentale e modale, con prevalenza ora di uno, ora di un altro e per il fatto di

() non c era caso che dai e dai, a forza di vivere separati, si fossero montati a loro volta la testa

(G. Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini, p. 21)

A furia di comprare, e capitalizzare, s’illudono di sviare la morte, o d’ingannarla.

(G. Manzini, Ritratto in piedi, p. 29)

7.6. La proposizione finale

Il fine (o scopo) e la disponibilità, la tendenza a conseguirlo resultano sempre contemporanei; per questa ragione, il costrutto implicito finale con l’infinito richiede il tempo presente. Gli elementi introduttivi possono essere.

1) la preposizione per:

Dissi che erano andati per comprare il cavallo.

(C. Pavese, Feria d’agosto, p. 183)

Pecco e vero, ma pecco per non peccare piu oltre, per non continuare ad eccitarmi, per strapparmi questa spina carnale, per non essere trascinato in gieai maggiori.

(G. T. di Lampedusa, Il Gattopardo, p. 38)

2) la preposizione a, nei casi seguenti:

- In dipendenza da verbi, locuzioni verbali, nomi, aggettivi esprimenti occupazione, movimento (reale o figurato, tendente a uno scopo), destinazione, espirazione, idoneità, abilità, tendenza, assuefazione:

() aveva dovuto sobbarcarsi a fare una visita a Margherita Ponteleone.

(G. T. di Lampesusa, Il Gattopardo, p. 252)

() non se era poi capito bene perché, improvvisamente, come seccato di se medesimo e della propria discrezione si risolse a dar notizia di due fatti curiosi ().

(G. Bassini, Il giardino dei Finzi – Contini, p. 24)

- In dipendenza da taluni verbi locuzioni verbali, nomi e aggettivi riguardanti la sfera della volontà, e significanti autorizzazione, invito, sollecitazione, esortazione, obbligo, persuasione, convincismento (invitare, sollecitare, esortare, autorizzare, obbligare, costringere, persuadere, convincere, chiamare (= invitare), invogliare, ammonire, forzare, indurre, incitare, spingere, addestrare, ammaestrare, abituare,autorizzazione, invito, esortazione, sollecitazione, costrizione, persuasione; convinto, sollecitato, invitato, obbligato, persuaso, invogliato, forzato, indotto ecc.). Nella maggior parte dei casi il soggetto dell’infinito è diverso da quello del verbo, da cui dipende, ma è anticipato nella proposizione reggente con funzione di complemento. La ragione di questa frequenza di diversità di soggetto fra le due proposizioni sta nel fatto che i verbi in questione esprimono la volontà di “qualcuno” per l’effettuazione di atti che “altri” dovrebbero eseguire.

Ci invitò a reccarci ogni sera da lei per farle compagnia.

(R. Bilenchi, Racconti, p. 103)

3) la preposizione di: per un costrutto dichiarativo finale in dipendenza da taluni verbi riguardanti la sfera della volontà ed esprimenti comando, proibizione, impedimento, preghiera, concessione, incarico, e simili, (comandare, imporre, ingiungere, dire, chiedere, pregare, raccomandare, rispondere, vietare, proibire, ordinare, impedire, ammonire, avvertire, consigliare, implorare, supplicare, offrire, permettere, domandare, incaricare, scongiurare, ottenere, premurarsi ecc.). Se questi verbi sono attivi, fanno parte di una proposizione che contiene con funzione di complemento il soggetto dell’infinito dipendente; a meno che quest’ultimo non l’abbia generico o identico a quello del verbo regente:

Ho imposto a ma moglie, come penitenza, di sciògliermi dal sergeto confessionale.

(R. Bacchelli, Una passione coniugale, p. 110)

Non ho intenzione di fare scandali e la consiglio di metter fine alla faccenda.

(P. Chiara, I giovedì della signora Giulia, p. 99)

4) la preposizione da: il costrutto finale può tendere al valore consecutivo, e può contenere il significato del dovere, della necessità, o della possibilità di effettuazione dell’atto verbale segnalato:

() allora li ha lasciati da fare a me.

(E. Castellaneta, Viaggio col padre, p. 23)

Credo che ce ne abbia perfino portato da leggere qualcuno.

(G. Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini, p. 78)

5) le locuzioni al fine (allo scopo) di, con l’infinito (l’intenzione, il pensiero, l’animo) di, nell’intento di, nel (col) tentativo di, col proposito di, con la pretesa di, e simili:

() acquisto il giornale nel capoluogo () nell’intento di aggiungere confusione all’indagine ().

(L. Sciascia, A ciascuno il suo, p. 40)

6) il pronome relativo in caso indireto, o la congiunzione onde, o gli avverbi ove, dove, donde;

Poi la madre, onde evitare certe effusioni (), gli raccomando che non parlasse alla figlia della proposta, neppure vi accennasse ().

(A. Moravia, I racconti, p. 105)

7) locuzioni del tipo: darsi a fare per (a) (col significato di “adoperarsi”), farsi in quattro per (col significato di “preocuparsi per ottenere qualcosa”) reggono anch’esse un infinito con valore finale:

Egli non si dava più alcuna pena di mascondere la sua delusione, il suo disgusto.

(I. Silone, Una manciata di more, p. 14)



7.7. La proposizione temporale

Quando esprime una circostanza contemporanea a ciò che è detto nella reggente, richiede l’infinito presente, che può essere introdotto

1) dalla preposizione in (per lo più articolata)

Alla fine ella si destò ed ebbe nel destarsi un gesto che finì di conquistarlo ().

(A. Moravia, I racconti, p. 86)

Nel risollevermi, quasi per dar ragione a lui () lo sguardo si arresta ()

(G. Manzini, Ritratto in piedi, p. 70)

2) dalla preposizione a (per lo più articolata):

Nessuno, anche se fossi stato sorpreso ad aggirarmi l’avrebbe potuto farmene un carico eccessivo.

(G. Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini, p. 315)

3) dalla preposizione con (per lo più articolata):

Ma io non intendevo mica solo dire che torno a Almedolo, cole’annunciarti che presto ti lascerò sola, forse.

(R. Bacchelli, Una passione coniugale, p. 41)

4) dalle preposizioni su (articolata) e verso: che introducono circostanze approssimate, non raggiunte, o iniziale rispetto al tempo della proposizione reggente; circostanze che possono anche scandire il trascorreere del tempo sulle ripartizioni del giorno, sul corso del sole, sul succedersi dei mesi, delle stagioni, ecc.:

Una sera, sul finire dell’inverno (), David, di punto in bianco le aveva proposto di «mettere su casa assieme, come una coppia di operai qualsiasi» ().

(G. Bassani, Cinque storie ferraresi, p. 234)

5) dalle locuzioni nell’atto di, all’atto di, nel (al) momento di:

Soltanto all’atto di entrare nella Fortezza qualche compagno si era accorto che lui era scomparso

(D. Buzatti, Il deserto dei Tartari, p. 115).

7.8. La proposizione strumentale

L’infinito (presente) è introdotto dalla preposizione con (per lo più articolata). Il suo soggetto è quello stesso del verbo reggente.

Si giustificare di questa scrupolosità col dire che meno le cose sue andavano per le mani degli altri, più le piaceva.

(R. Bacchelli, Una passione coniugale, p. 51)

Anche la proposizione a può introdurre un infinito con valore strumentale: dietro il quale, tuttavia, altri valori possono apparire (modale, causale, limitativo, condizionale):

A star sempe lì, legato, strusciando, premendo, in due anni ha consumato il davanzale.

(G. Manzoni, Ritratto in piedi, p. 150)

Le locuzioni a furia di, a forza di introducono un costrutto infinitivo con valore fra strumentale, causale e modale: con prevalenza ora di uno, ora di un altro.

() a forza di almanaccarci su, si e figurato ci fossero dentro chi sa che complotti.

(D. Buzzati, Siamo spiacenti di, p. 127)

In dipendenza da predicati di senso passivo, la preposizione da (per lo più articolata) può introdurre un infinito presente o passato con valore strumentale, e con soggetto anche generico o diverso da quello della proposizione reggente.

7.9. La proposizione avversativa

Il costrutto subordinato che ha un infinito presente inrtodotto dalla preposizione per, e che equivale a una proposizione coordinata esplicita introdotta dalla congiunzione ma, ha valore avversativa, in quanto esprime una circostanza che sta in opposizione a ciò che e detto nella proposizione reggente. L’infinito è accompagnato da avverbi o da locuzioni avverbiali del tipo: subito (dopo), immediatamente (dopo), successivamente, poi dopo ecc.:

() le raccomandazioni gli entrano da un orecchio per subito uscire dall’altro.

(L. Sciascia, Aciascuno il suo, p. 40)

() questo sentimento di continuo abbandono scompariva per ripresentarsi impassible alla piu breve occasione di silenzio e di introspezione.

(G. T. di Lampedusa, Il Gttopardo, p. 283)

7.10. La proposizione concessiva

L’infinito, presente o passato, può essere introdotto dalla preposizione a o dalle locuzioni anche a, pure a, neanche (neppure, nemmeno, manco) a:

Gli anarchici, anche a dirlo fa effetto.

(A. Manzini, Ritrato in piedi, p. 153)

Ci sarebbe stato di chi ridere, sul serio, se la faccenda, a pensarci bene, non fosse risultata piuttosto amara!

(G. Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini, p. 141)

7.11. La proposizione consecutiva

Può avere l’infinito presente o passato introdotto:

1) dalla preposizione da: anche in corelazione con avverbi, locuzioni, aggettivi che possono trovarsi nella proposizione reggente (tanto, talmente, così, si, abbastanza, molto, assai, troppo, poco, sufficientemente, minimamente, al punto, a tal punto, al segno, a tal segno, in maniera, in modo, in guisa, a sufficienza, tale, siffatto, cosiffatto, simile):

Il pallone () era cresciuto non da guastare la sua bellezza, ma da inquietare e far pena.

(R. Bacchelli, Una passione coniugale, p. 9)

Un profumo un profumo da perdere la testa.

(G. Manzini, Ritratto in piedi, p. 100)

2) dalla preposizione a:

- in dipendenza da aggettivi numerali ordinali (primo, secondo, terzo decimo, ) o di significato affine (unico, ennesimo, ultimo, solo) preceduti da un determinativo (articolo o aggettivo), e spesso formanti predicato con il verbo essere.

- in dipendenza da un nome, da un aggettivo sostantivato o da un pronome aventi funzione di soggetto nella proposizione reggente con il verbo essere.

A saper guidare, in casa, non ci sono che lui () e Alberto.

(G. Bassani, Il giardini dei Finzi-Contini, p. 124)

Questo tipo di costrutto implicito con a e l’infinito il cui valore consecutivo non è molto evidente, corrisponde a una proposizione esplicita relativa di natura consecutiva.

E stato Mario a dirlo. (= E stato Mario che lo ha detto).

3) dalla preposizione per: con funzione limitativa, restrittiva; e, per lo più, in correlazione con avverbi o locuzioni di quantità (troppo, poco, molto, tanto, assai, abbastanza, altrettanto, sufficientemente). Il soggetto dell’infinito o è quello stesso della proposizione reggente, o in questa è anticipato in funzione di complemento, o è generico.

In piedi nel corridoio, l’ho trovavo d’un tratto troppo basso accanto a me per essermi padre come una volta ().

(C. Castellaneta, Viaggio col padre, p. 5)

4) dalla locuzione fino (sino) a (con una sfumatura di ordine temporale o locativo.

() ne subiva il fascino fino a diventarne succube.

(G. T. di Lampedusa, Il Gattopardo, p. 317)

5) dalla preposizione di: in tal caso il costrutto ha valore dichiarativo-consecutivo, e dipende da taluni particolari sostantivi e aggettivi da cui può sorgere un’idea di conseguenza (età, tempo, ora, minuto, momento, degno, indegno, meritevole)

Poteva avere paura di couli che veva a giudicare i vivi e i morti, potevano esserci cose immeritevoli d’essergli dette a Lui ().

(R. Bacchelli, Una passione coniugale, p. 68)

6) dal pronome relativo in caso indiretto:

Ma per ora, non avendo sotto mano nessun altro su cui sfogarsi, era con me che se la prendeva.

(G. Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini, p. 40)

7.12. La proposizione comparativa

La proposizione comparativa con l’infinito, presente o passato, si unisce alla reggente mediante elementi corelativi del tipo: piu che (di), piuttosto che (di), piu anziche, tanto come (quanto), meglio (peggio) che, maggiore (peggiore) che.

() m’ero accorto che niente le faceva tanto piacere come sentirmi sbagliare.

(G. Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini, p. 114)

() trovo che cedere al sopore era altrettanto assurdo quanto mangiare una fetta di torta prima di un desiderato banchetto.

(G. T. di Lampedusa, Il Gattopardo, p. 290)

7.13. La proposizione condizionale

L’infinito presente può essere introdotto:

1) dalle locuzioni a patto di, a condizione di, pur di:

E () sono avvertita nel profondo, che soltanto a condizione di dirle spoglie d’ogni retorica, non generiche, proprio sue, colte dalla sorgente viva del suo sentimento, almeno una mia pagina potrebbe salvarsi.

(G. Manzini, Ritratto in piedi, p. 44)

2) dalla preposizione a:

E la mia cameriera lei vedesse quant’è stupido, quant’è ignorante: una che trema solo a sentire parlare di carabinieri.

(L. Sciascia, A ciascuno il suo, p. 49)

3) dalla preposizione per: in taluni costrutti, specialmente incidentali e con soggetto generico, che oscillano tra un valore condizionale, o concessivo, o finale:

() sapeva di riferirsi a cosa vicina, in atto, per così dire.

(L. Sciascia, A ciascuno il suo, p. 36)

7.14. La proposizione limitativa (o restrittiva)

Ha valore limitativo, o restrittivo, quella proposizione che introduce una circostanza capace di ridurre, di ridimensionare il significato generale della reggente, o di una sua parte (nome, pronome, aggettivo, avverbio). Quando e costruita con l’infinito, è introdotta da: a, in (per lo più articolata), per, quanto a, in quanto a:

Perché, per essere due, gli assassini erano due

(L. Sciascia, A ciascuno il suo, p. 20)

Si noti nell’esempio che segue, la proposizione limitativa in rapporto con complementi di limitazione.

La nostra istruzione si riduce () al catechismo per i ragazzi, al Vangelo della Messa la domenica, a sposare questi contadini e comunicarli in punto di morte.

(R. Bacchelli, Una passione coniugale, p. 119)

7.15. La proposizione aggiuntiva

L’infinito presente o passato di questo costrutto (che serve ad aggiungere una circostanza a ciò che e detto nel discorso principale) può essere introdotto da: oltre a, oltre che, non che, nonche, di la da.

Pazienza in specie lei, Josette Artom, del ramo di Treviso () la quale, oltre che stravedere per casa Savoia, () aveva preso l’ iniziativa di mandare un telegramma di plauso al generale Bava Beccaris ().

(G. Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini, p. 20)

() la direttrice, nonché rispondergli, neppure leva la testa.

(A. Moravia, I racconti, p. 282)

7.16. La proposizione eccettuativa

Questa proposizione (che esprime una circostanza in grado di limitare, di ridurre o anche di compromettere ciò che è detto nella reggente), quando e costruita con l’infinito, presente o passato, può essere introdotta da: fuor che, fuorché, salvo a, eccetto, eccetto che, tranne, tranne che. Il suo soggetto, salvo che non sia generico, è quello stesso della proposizione reggente.

Egli, diceva la nonna, non aveva competenze specifiche all’infuori di saper guidare un albergo ().

(R. Bilenchi, Racconti, p. 35)

7.17. La proposizione esclusiva

Questa proposizione (che esprime una circostanza che viene esclusa, sottratta dal compimento dell’atto verbale della reggente, e che risulta una variante di quella modale) si fa implicita con l’infinito presente o passato introdotto da senza quando sia provvista dello stesso soggetto della proposizione reggente:

Senza dir motto Augustina trasse dalla busta del capitano, affidata a un soldato, il mazzo di carte.

(D. Buzzati, Il deserto dei Tartari, p. 153)

Monsignore si avvicinò, sali uno di quei gradini dell’altare, e senza essersi segnato rimase a guardare il quadro per qualche minuto ().

(G. T. di Lampedusa, Il Gattopardo, p. 307)

Si era ridotto a vivere solo senza parlare con nessuno, nella sola compagnia di sua madre, una vecchia di novant’anni inebetita e impotente.

(C. Levi, Cristo si e fermato a Eboli, p. 36)

8. Conclusioni

Sul piano generale ci sembra importante sottolineare il fatto che l’infinito è un modo indefinito che non è determinato rispetto a un soggetto, che non contiene l’indicazione della persona e che ha due tempi: uno semplice e uno composto. Esso può essere utilizzato in funzione di nome ed in funzione di verbo.

In funzione di nome può essere utilizzato come vero e proprio sostantivo:

Hai il dovere di parlare

con valore di sostantivo:

Il viaggiare e il vedere altri paesi mi dà soddisfazione.

come soggetto:

Fidarsi è bene non fidarsi è meglio.

come oggetto:

Preferisco tornare.

In funzione di verbo l’infinito è usato:

Nelle costruzioni «verbo+infinito» con i verbi servili, con i verbi fattitivi e con i verbi sensitivi;

Nelle costruzioni «verbo + prep. + infinito», quelle che indicano l’imminenza di un’azione, quelle che indicano l’inizio di un’azione, quelle che indicano continuità di un’azione e quelle che indicano la conclusione di un’azione;

Nelle proposizioni indipendenti;

Nelle proposizioni implicite.

BIBLIOGRAFIE

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Tagliavini, Carlo, Le origini delle lingue neolatine, Sesta Edizione, Bologna, Pàtron, 1982.

Tekavči , Pavao, Grammatica storica dell’italiano, vol. II, Morfosintassi, Bologna, Il Mulino, 1972.

INDICE

Premessa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

1. Definizione e osservazioni sulle determinazioni di tempo .

2. Osservazioni sul soggetto dell’infinito .

3. Gli usi nominali dell’infinito

4. L’infinito nelle costruzioni “verbo + infinito” . . . . . . . . ..

4.1. L’uso dell’infinito con i verbi servili

4.2. L’uso dell’infinito con i verbi fattitivi .

4.3. L’uso dell’infinito con i verbi sensitivi

5. L’infinito nelle costruzioni “verbo + prep. + infinito” . . . . . . . ..

5.1. L’infinito nelle costruzioni che indicano l’imminenza di un’azione . . . . .

L’infinito nelle costruzioni che indicano l’inizio di un’azione . . . . . .

L’infinito nelle costruzioni che indicano la continuità di un’azione . . . . ..

L’infinito nelle costruzioni che indicano la conclusione di un’azione . . . . ..

. L’infinito nelle proposizioni indipendenti ..

6.1. La proposizione enunciativa all’infinito

6.2. La proposizione imperativa all’infinito

6.3. La proposizione ottativa all’infinito

6.4. La proposizione esclamativa all’infinito

6.5. La proposizione interrogativa diretta-dubitativa all’infinito .

L’infinito nelle proposizioni implicite .

7.1. La proposizione soggettiva ..

7.2. La proposizione oggettiva ..

7.3. La proposizione dichiarativa

7.4. La proposizione interrogativa indiretta .

7.5. La proposizione causale ..

7.6. La proposizione finale .

7.7. La proposizione temporale

7.8. La proposizione strumentale ..

7.9. La proposizione avversativa ..

7.10. La proposizione concessiva .

7.11. La proposizione consecutiva

7.12. La proposizione comparativa ..

7.13. La proposizione condizionale .

7.14. La proposizione limitativa ..

7.15. La proposizione aggiuntiva ..

7.16. La proposizione eccettuativa ..

7.17. La proposizione esclusiva .

8. Conclusioni .

Bibliografie ..

Indice.

p. 2

4








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